LA TELEMEDICINA: BENEFICI, TECNOLOGIE E APPLICAZIONI

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La telemedicina permette di creare una rete di intervento sul territorio in grado di assistere e monitorare i pazienti utilizzando le tecnologie disponibili. I vantaggi sono notevoli ma in Italia non è molto utilizzata, proviamo a capire perché.

Cos’è la telemedicina?

Il termine telemedicina indica l’insieme delle tecnologie e delle metodiche utilizzate per effettuare diagnosi a distanza. In particolare alla telemedicina è affidata generalmente la cosiddetta: second opinion, cioè vengono inviati i dati provenienti da strumenti diagnostici ad uno o più medici che si trovano fisicamente in luoghi distanti.

È importante sottolineare che l’obiettivo della telemedicina non è sostituire la medicina tradizionale ma affiancarla. Le modalità con le quali si sviluppa la telemedicina sono fondamentalmente 4:

Quali sono i benefici della telemedicina?

Quando si parla dei benefici apportati dalla telemedicina sovente ci si riferisce all’impatto economico che può avere nel Servizio sanitario nazionale. Il fattore economico è sicuramente uno di quelli più importanti, visto che l’età media della popolazione è in aumento così come il numero di pazienti affetti da malattie croniche. In questi casi la telemedicina può ridurre significativamente l’accesso a strutture già affollate e permettere un monitoraggio rimanendo a casa.

Ci sono altri aspetti positivi legati alla telemedicina da considerare, come le possibilità di:

L’impatto economico dell’intelligenza artificiale nella telemedicina

Quando si pensa al risparmio economico derivante dalla telemedicina si pensa subito alla riduzione del numero delle degenze. Certamente, come abbiamo visto prima, questo aspetto è molto allettante ma è anche vero che non bisogna cadere in facili illusioni: senza un intervento in grado di ridurre i costi e rendere l’organizzazione più flessibile non c’è un impatto economico significativo.

Per rimanere sempre sul versante dell’ottimizzazione dei costi, l’introduzione dell’intelligenza artificiale con i big data può portare a grandi benefici, non solo in termini economici ma soprattutto nell’ambito della cura, del monitoraggio e della prevenzione.

Un software studiato ad hoc, per esempio, può monitorare i parametri di migliaia di pazienti, i dati possono essere resi anonimi ma utilizzabili ai fini della ricerca medica. Intelligenza artificiale e big data possono dar vita ad un lavoro sinergico in cui contemporaneamente si monitorano i dati e si riutilizzano per creare nuova conoscenza al servizio della medicina.

Il potenziale è enorme ma per sviluppare un quadro coerente è senza dubbio necessario l’intervento dei singoli stati e dell’Unione Europea.

Il mercato unico digitale per promuovere la telemedicina in Europa

Nel 2018, la Commissione europea, ha inviato una comunicazione ufficiale al Parlamento europeo sulla necessità di attivare la trasformazione digitale della sanità, per costruire un sistema omogeneo sia per tutelare il diritto alla salute dei cittadini europei e sia per promuovere la nascita di un mercato unico digitale per lo sviluppo di soluzioni e-health.

Data l’eterogeneità dei servizi sanitari nazionali degli stati membri, per poter avviare i primi passi sono stati tracciati tre punti fondamentali:

Per rimanere sempre sul versante dell’ottimizzazione dei costi, l’introduzione dell’intelligenza artificiale con i big data può portare a grandi benefici, non solo in termini economici ma soprattutto nell’ambito della cura, del monitoraggio e della prevenzione.

Un software studiato ad hoc, per esempio, può monitorare i parametri di migliaia di pazienti, i dati possono essere resi anonimi ma utilizzabili ai fini della ricerca medica. Intelligenza artificiale e big data possono dar vita ad un lavoro sinergico in cui contemporaneamente si monitorano i dati e si riutilizzano per creare nuova conoscenza al servizio della medicina.

Il potenziale è enorme ma per sviluppare un quadro coerente è senza dubbio necessario l’intervento dei singoli stati e dell’Unione Europea.

La comunicazione inviata al Parlamento europeo nasce come riflessione della Commissione in seguito al rapporto “Market study on telemedicine”. In questo studio vengono delineati tutti gli aspetti più importanti per sviluppare un sistema di telemedicina comune, prendendo in esame lo stato dell’arte e quali sono i fattori che ne frenano lo sviluppo, non sorprende che tra questi vi siano: la mancanza di fondi adeguati, la compatibilità degli strumenti e-health ed uno scarso supporto ICT.

Data l’eterogeneità dei servizi sanitari nazionali degli stati membri, per poter avviare i primi passi sono stati tracciati tre punti fondamentali:

Per rimanere sempre sul versante dell’ottimizzazione dei costi, l’introduzione dell’intelligenza artificiale con i big data può portare a grandi benefici, non solo in termini economici ma soprattutto nell’ambito della cura, del monitoraggio e della prevenzione.

Un software studiato ad hoc, per esempio, può monitorare i parametri di migliaia di pazienti, i dati possono essere resi anonimi ma utilizzabili ai fini della ricerca medica. Intelligenza artificiale e big data possono dar vita ad un lavoro sinergico in cui contemporaneamente si monitorano i dati e si riutilizzano per creare nuova conoscenza al servizio della medicina.

Il potenziale è enorme ma per sviluppare un quadro coerente è senza dubbio necessario l’intervento dei singoli stati e dell’Unione Europea.

Principali barriere all'accesso di soluzioni per la telemedicina

Fonte: Melchiorre M.G., Papa R., Rijken M., van Ginneken E., Hujala A., Barbabella F., eHealth in integrated care programs for people with multimorbidity in Europe: Insights from the ICARE4EU project, 2016.

Qual è la situazione della telemedicina in Italia?

L’Italia vanta il Centro Internazionale Radio Medico (CIRM) fondato nel 1934 dal dott. G. Guida e da un gruppo di medici, con l’obiettivo di dare assistenza sanitaria agli uomini in mare. Il primo presidente è stato Guglielmo Marconi ed oggi l’ente è sotto la vigilanza del Ministero delle Infrastrutture e del Ministero dei Trasporti.

Se si pensa che nella quasi totalità delle navi da carico non è presente personale medico o paramedico si può ben capire quanto la fondazione CIRM sia internazionalmente conosciuta per il servizio di telesoccorso che adempie in maniera completamente gratuita.

A parte qualche eccellenza come la fondazione poc’anzi citata, l’Italia registra un notevole ritardo nell’uso della telemedicina, ma non mancano esempi concreti. A giugno 2017, nella regione del Piemonte sono stati censiti 45 progetti di telemedicina avviati. Questo è il risultato che è stato ottenuto dall’indagine condotta dalla Regione Piemonte – Assessorato alla Sanità, in collaborazione con IRES – Piemonte, attraverso la somministrazione di un questionario a tutte le Aziende Sanitarie Regionali. I servizi più diffusi in questi centri riguardano:

La maggioranza delle iniziative riguarda l’erogazione di cure in regime ordinario, soprattutto nell’ambito cardiologico e endocrinologico (diabete).

Sempre in Piemonte, nel comune di Alba è stato avviato un progetto unico in Italia, nella cura delle malattie renali e delle ferite complesse. Il programma si chiama “Elvirus” ed è un modello di telemedicina a distanza applicato alla dialisi peritoneale e alla vulnologia (la cura delle ferite complesse). Il servizio permette al paziente di poter provvedere in autonomia alla propria terapia giornaliera, grazie a un periodo di formazione molto semplice e in diretta assistenza da parte dell’infermiere collegato telematicamente.

Questo sperimentale modello organizzativo consente ad un infermiere di assistere contemporaneamente quattro pazienti collegati dal loro domicilio. Si migliora la qualità della vita degli assistiti e si risparmiano circa 15mila euro l’anno a utente.

“L’aspetto fondamentale di questo modello organizzativo – spiega il direttore della struttura di Nefrologia di Alba, Giusto Viglino – è quello che il paziente può gestire in autonomia la propria malattia e gravare in maniera assai minore sui familiari, riducendo anche i rischi rappresentati dai trasferimenti verso e di ritorno dall’ospedale”.

Nel Lazio, dal 2017, l’elettrocardiogramma di 419 pazienti è stato trasmesso direttamente dalle ambulanze agli ospedali, permettendo un’ottimizzazione della diagnosi e una velocizzazione dell’intervento, prima dell’arrivo in pronto soccorso.

In molti casi si tratta di test su piccola scala che non riescono ad imporsi sull’intero territorio nazionale.

Cosa fare per sviluppare la telemedicina in Italia

Uno dei motivi che sta alla base della scarsa diffusione della telemedicina in Italia è la mancanza di alfabetizzazione digitale. È necessaria una regia globale che partendo dalle istituzioni pubbliche sia in grado di promuovere tecnologie e sviluppo economico.

Allo stesso sarebbe opportuno avere un piano per migliorare la formazione di medici e infermieri promuovendo sistemi di telemonitoraggio e condivisione delle informazioni diagnostiche.

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